La transizione energetica è solo per una parte “decarbonizzazione”, nel senso di eliminare il carbone e gli oli pesanti dalla generazione delle fonti energetiche attraverso l’uso di fonti rinnovabili.

La vera transizione energetica avverrà a valle della generazione elettrica da fonti rinnovabili, ovvero ripensando i processi industriali e “ricostruendo”, con feedstock che non partono dagli idrocarburi, tutti i prodotti chimici che mandano avanti il mondo – carburanti per la mobilità, fertilizzanti e prodotti per l’agricoltura, combustibili industriali, prodotti chimici che servono per realizzare tutti i prodotti che vediamo attorno a noi, nelle nostre case, nelle nostre città.

I grandi building block della chimica sono partiti da brevetti italiani: l’Italia può e deve essere leader di questa trasformazione, perché è ricca di competenze, know how, di una storia che viene da Giulio Natta e che è nota nel mondo. Oggi c’è un indirizzo politico chiaro dell’Europa che non può essere disatteso e ci sono risorse pubbliche per aiutare la realizzazione di progetti che rientrano nel green new deal. Dalla finanza c’è una fame enorme di impiego delle risorse disponibili, c’è una massa gigantesca di fondi che vogliono andare su filoni verdi.

Che cosa serve, a questo punto? Serve una volontà e una determinazione politica a livello nazionale, nonostante la difficile situazione che stiamo vivendo e, anzi, proprio in funzione di quella; serve una semplificazione concreta dei processi autorizzativi per realizzare nuovi impianti e modificare quelli esistenti; ma soprattutto serve una grande alleanza di molte filiere diverse, che sino ad oggi non si sono interfacciate, non hanno lavorato insieme, che hanno normative e linguaggi diversi e che devono invece andare avanti insieme in un’ottica di sistema.

Se il carbonio non lo possiamo più andare a prendere nei fossili, allora la carica deve essere biologica e venire dall’agricoltura, dai suoi scarti, oppure dal recupero dei rifiuti. I nostri interlocutori diventano gli operatori dei rifiuti, la pubblica amministrazione, oppure il mondo agricolo, la filiera agroalimentare, o ancora le industrie di produzione di beni industriali delle quali posso prendere gli scarti.

Bisogna costruire impianti dove c’è il feedstock: se prima gli impianti petrolchimici si costruivano sopra i pozzi di petrolio, oggi i nuovi impianti di chimica verde si devono costruire vicino alle discariche, vicino agli impianti di trattamento dei rifiuti, vicino alle produzioni industriali per utilizzarne i rifiuti in modo simbiotico, vicino alle produzioni agricole di cui possiamo recuperare gli scarti. Se devo costituire nuove aziende per realizzare questi progetti dovrò probabilmente coinvolgere e portare dentro queste expertise diverse, questi mondi diversi.

Le filiere attuali – industria chimica, mondo dei rifiuti, agricoltura, produttori di beni B2B e di largo consumo – sono disegnate per un mondo che girava in modo differente, sono autoreferenziali, viaggiano su binari separati e ci vuole un po’ di tempo per intrecciarle.

C’è un bisogno disperato di gente che costruisca un ponte tra questi diversi lati della storia. Noi come Maire Tecnimont, attraverso la nostra controllata NextChem, per le tecnologie della chimica verde e Neosia, per l’impiantistica delle rinnovabili, siamo un abilitatore a tutti gli effetti di un’industria della transizione energetica. Siamo acceleratori e industrializzatori di nuove tecnologie green ma siamo anche quelli che per modello di business hanno quella trasversalità per orchestrare le sinergie tra delle industrie che non si parlano. Fungiamo da tramite, possiamo unire i punti, siamo per definizione neutrali, parliamo tutte le lingue nella babele della transizione energetica, possiamo trovare una lingua comprensibile per tutti e mettere insieme gli attori per far accadere le cose. Svolgiamo questo ruolo da tanti anni nel downstream tradizionale e oggi lo stiamo iniziando a fare nella chimica verde.

Per questo motivo ci piacerebbe essere promotori di un grande cantiere multifiliera per disegnare la transizione energetica in chiave industriale con gli interlocutori a monte (feedstock), a valle (industria che si deve decarbonizzare), portando dentro la finanza e le istituzioni per costruire insieme un percorso concreto per il nostro Paese, con una timeline sensata e proposte condivise.

 

04/11/20